CYBERPUNK 2077, L’HYPE E THE LAST GUARDIAN

Si, sono uno dei fortunati (?) possessori dell’unica console customizzata in edizione limitata creata per celebrare Cyberpunk 2077. Un xbox one x bellissima, serigrafata, con controller dedicato e messaggi incisi sulla console e leggibili soltanto con luce ultravioletta, un capolavoro del marketing. Acquistata in questa torrida e strana estate credendo che da li a breve avrei potuto giocare a quel fantastico gioco di cui tutti parlavano, che dai video promozionali sembrava essere il messia dei videogiochi, si quel gioco con Keanu Reeves tra i protagonisti e con una colonna sonora da far invidia ad ogni altra opera sul mercato.

Tutto bellissimo, se non fosse però che sull’unica edizione ufficiale di una console che celebra il gioco, beh il gioco non gira a dovere.

E proprio come il messia, Cyberpunk 2077 è finito in croce.

Non stiamo qui ad analizzare i fattori che hanno portato a tale débâcle, non abbiamo le informazioni e soprattutto le competenze per farlo. Siamo qui per accertarci che nessuno di voi cada nella trappola dell’hype come ho fatto io. Prendiamola come una sorta di autoterapia.

E per farlo voglio proprio prendere ad esempio il travagliato percorso creativo di The Last Guardian, quanto di più distante riesco ad immaginare parlando di Cyberpunk, uno dei giochi capolavoro di Fumito Ueda e del Team Ico. Presentato nel 2007, annunciato nel 2009 e previsto per il 2011 su PS3, vide la luce soltanto a fine 2016 su PS4. Ben nove anni dopo il primo vagito. E sebbene il titolo all’inizio ebbe anch’esso qualche problemino tecnico, il gioco era assolutamente giocabile nella sua interezza e godibile nella sua eccezionalità.

Dietro questi continui rinvii un peso importante ebbe il distacco di Ueda da Sony avvenuto  a fine 2011, ma probabilmente anche la necessità da parte del maestro visionario, creatore di Ico e Shadow of the Colossus, di sviluppare su una macchina più performativa e che permettesse di esprimere il proprio genio creativo senza ostacoli di alcun tipo. Una scelta coraggiosa.

E il coraggio, se non è la base, è una parte fondamentale di ogni tipo di espressione artistica.

La differenza tra CyberPunk2077, e the Last Guardian sta proprio qui. Il coraggio, il coraggio di dire che le esigenze di un creatore di videogiochi cozzano con le esigenze di mercato. Che l’idea dell’autore valga più delle pressioni dei cravattati cacciasoldi.  Perché il mercato è estremamente saturo ed il videogiocatore del 2020 eccessivamente esigente. Uno dei due è un’opera d’arte, l’altro è un ottimo prodotto culturale che titilla il capezzolo ludico di noi videogiocatori ma che necessita di una macchina performante per essere apprezzato al meglio.

Perché annunciare un gioco nel 2013, venderlo, crearci una console ad hoc, incassare i pre-order, far aumentare l’hype e poi rimangiarsi tutto è un suicidio in termini economici. Meglio è lanciare un gioco sul mercato afflitto da problemi, che permette di farti rientrare dei costi, di sviluppo, di marketing, di produzione. Meglio è sopravvivere, che puntare al coraggio dell’espressione artistica. È la costante dell’uomo capitalista, è lo specchio di ogni produzione culturale nella storia dell’uomo.

Insomma, la prossima volta che desiderate preordinare un gioco di cui in fin dei conti non sapete nulla, ripensate al viaggio del piccolo monaco, e pensate a noi come il vostro compagno Trico.

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